lunedì 13 ottobre 2025

Recensione “La scatola di latta” di Silvana da Roit

  La scatola di latta di Silvana da Roit



«Non c’è stato verso di dormire questa notte, la 

notte della mia rinascita. La notte in cui ho salutato e lasciato andare tutti.»

Aprire La scatola di latta di Silvana Da Roit è come scoprire un tesoro nascosto tra le pieghe della memoria e delle emozioni. La scrittura dell’autrice possiede una leggerezza elegante che cattura subito il lettore, trasportandolo in un mondo in cui i ricordi, i sentimenti e le riflessioni più intime prendono vita con naturalezza.

Leggere le sue pagine significa accompagnare Elisa in un viaggio dentro se stessa, tra gioie e paure, tra passato e presente, tra ciò che si vorrebbe comprendere e ciò che invece resiste a ogni spiegazione.

Elisa è appena diventata madre, e la nascita della piccola Anja apre un nuovo capitolo della sua vita, fatto di responsabilità, dubbi e desideri. La maternità, così celebrata dalla società, si mostra invece nella sua complessità più autentica: un mix di meraviglia, insicurezze e interrogativi che spingono Elisa a rifugiarsi nel piccolo paese montano della sua infanzia. Qui, tra strade conosciute e paesaggi familiari, inizia un percorso di introspezione e confronto con sé stessa, con il matrimonio in crisi e con il rapporto tormentato con la madre.

Silvana Da Roit ci accompagna con delicatezza e profondità lungo questo cammino interiore, alternando momenti di dolcezza a istanti di tensione emotiva. Le memorie della protagonista emergono con naturalezza, e ogni parola sembra scelta con cura per restituire al lettore non solo la storia, ma anche il respiro e la vibrazione dei sentimenti di Elisa. Gli incontri con nuove persone, i legami da ridefinire e le verità ingombranti che si rivelano sono parte di un viaggio doloroso ma necessario, che conduce alla scoperta di sé e alla costruzione di un nuovo equilibrio.

Il romanzo raggiunge il suo culmine in un colpo di scena inatteso, capace di sorprendere anche chi crede di aver compreso ogni sfumatura della trama. Questo elemento finale non è solo un gesto narrativo: è un invito a ricordare che la vita è imprevedibile, e che ogni esperienza, anche quella più delicata, può contenere verità nascoste e sorprese inaspettate.

La scatola di latta è dunque molto più di una storia di maternità o di conflitti familiari. È un’esplorazione dell’animo umano, un delicato equilibrio tra fragilità e forza, tra ricordi dolorosi e gioie inattese. Le parole di Silvana Da Roit restano sospese nell’aria, leggere ma incisive, capaci di tornare alla mente ogni volta che si desidera rivivere le emozioni custodite in questo piccolo scrigno letterario.

In chiusura, rileggere le pagine di La scatola di latta è come richiudere idealmente il coperchio di una scatola preziosa: ci si porta a casa qualcosa di intimo, di emozionante, qualcosa che rimane a lungo dentro di noi, pronto a riaffiorare ogni volta che lo si desidera.

La scatola di latta di Silvana da Roit è disponibile nelle principali librerie online e su Amazon


sabato 6 settembre 2025

Recensione di “Racconti popolari giapponesi” di Adriana Lisboa

  Racconti popolari giapponesi di Adriana Libsoa


Questo libro mi è stato gentilmente inviato da Graphe.it Edizioni per una recensione.

Ci sono libri che, pur nella loro apparente semplicità, riescono a condurre il lettore in un viaggio sorprendente, sospeso tra realtà e leggenda. Racconti popolari giapponesi di Adriana Lisboa appartiene a questa categoria: un piccolo volume che custodisce sei storie della tradizione nipponica, reinterpretate con delicatezza dall’autrice brasiliana.

Il libro nasce dall’incontro personale di Lisboa con il Giappone, un Paese che ha visitato e che l’ha profondamente colpita per il suo intreccio di spiritualità, estetica e quotidianità. È proprio questo sguardo di meraviglia che ritroviamo nella raccolta, dove le fiabe popolari si fanno ponti tra culture diverse, capace di parlare sia a chi conosce il folklore nipponico sia a chi vi si accosta per la prima volta.

Le sei storie presentate – la tartaruga marina, il cappello di bambù, la dama della neve, la teiera magica, la gru e il bambino-pesca – evocano immediatamente scenari incantati. Sono racconti brevi, dal ritmo lento e cadenzato, che ci riportano alla dimensione orale, a quelle narrazioni tramandate attorno al fuoco o in famiglia, pensate per insegnare senza prediche, per stupire senza artifici. In ognuno di essi troviamo un messaggio universale: l’importanza di aiutare il prossimo, di rispettare la natura, di vivere con gratitudine e semplicità.

Non c’è spazio per descrizioni minuziose o per analisi psicologiche: Lisboa sceglie la via della sobrietà, della parola essenziale, proprio come accade nelle fiabe popolari, dove conta più la morale che il dettaglio. Il risultato è un testo che, pur breve, lascia nel lettore una sensazione di completezza e un senso di quiete, come dopo una passeggiata in un giardino zen.

Oltre al valore letterario, questo libro porta con sé anche un significato storico: fu pubblicato nel 2008 in occasione del centenario dell’immigrazione giapponese in Brasile, a testimonianza del legame profondo tra i due Paesi. Non è un caso che proprio una scrittrice brasiliana abbia deciso di farsi tramite di queste storie, sottolineando ancora una volta come la letteratura sia capace di oltrepassare confini geografici e culturali.

Adriana Lisboa, del resto, è una voce tra le più riconosciute della letteratura brasiliana contemporanea. Nata a Rio de Janeiro nel 1970, ha avuto una vita ricca di esperienze artistiche: dagli studi in musica e la carriera come cantante jazz, fino al successo come romanziera e poetessa, vincitrice del prestigioso Premio José Saramago. La sua scrittura, raffinata ma accessibile, riflette sempre un’apertura verso il mondo, un dialogo tra culture che si ritrova pienamente in Racconti popolari giapponesi.

A rendere ancora più preziosa la lettura è il glossario finale, che raccoglie i termini propri della tradizione giapponese. Non è solo un supporto linguistico, ma un invito a conoscere più da vicino una cultura che, sebbene distante, sa parlare anche a noi occidentali con temi universali: la fragilità della vita, la forza della solidarietà, il rispetto per ciò che ci circonda.

In definitiva, Racconti popolari giapponesi è un piccolo gioiello da assaporare lentamente, adatto a chi ama le fiabe, a chi è incuriosito dall’Oriente o semplicemente a chi cerca una lettura che, nella sua brevità, sappia lasciare tracce profonde. È un libro che ricorda quanto le storie, indipendentemente da dove nascono, abbiano il potere di unire, insegnare e incantare.

Racconti popolari giapponesi di Adriana Lisboa è disponibile sul sito di Graphe.it e nelle principali librerie online.


lunedì 1 settembre 2025

Recensione di “Chain. L’incanto degli incontri” di Aine

 Chain. L'incanto degli incontri di Aine


Questo libro mi è stato gentilmente inviato da il Nido per una recensione.

L’incanto degli incontri è uno di quei rari romanzi che ti fanno dimenticare di avere tra le mani un semplice libro: sembra piuttosto di leggere nel diario segreto di un’amica, di spiare conversazioni private, di ricevere messaggi che non sono destinati solo a Matilde, la protagonista, ma anche a te, lettore.

Aine – voce ribelle e magica autrice – costruisce un intreccio che si muove con eleganza tra thriller psicologico e romanzo d’amore, senza rinunciare a momenti di pura introspezione. Ogni pagina pulsa di passione, follia e vulnerabilità.

La vicenda ruota intorno a Matilde, giovane donna che ha alle spalle un passato ingombrante: una famiglia iperprotettiva, un amore adolescenziale spezzato, una relazione tossica che le ha lasciato ferite profonde. Nonostante ciò, è riuscita con fatica e dedizione a farsi strada nel mondo della moda, conquistando obiettivi e responsabilità che dovrebbero rassicurarla. Ma il destino irrompe nella sua vita con le sembianze di Thomas, uomo enigmatico e seducente, tanto affascinante quanto indecifrabile.

L’incontro tra i due non è soltanto passione e attrazione: è un vortice che scombina equilibri, strappa certezze. Matilde si ritrova intrappolata in una rete sottile e soffocante di ricatti, falsità e tormenti, mentre il passato della madre sembra tornare a ghermirla, come una maledizione che si ripete.

Ciò che rende questo romanzo unico è il modo in cui la storia viene narrata: non solo capitoli e descrizioni, ma anche lettere scritte a mano, pensieri corsivi, messaggi SMS che appaiono come intrusioni nella vita della protagonista e, di riflesso, nella nostra. È impossibile non sentirsi coinvolti, come se stessimo vivendo in tempo reale le stesse emozioni di Matilde: la paura, il desiderio, l’incertezza, il coraggio. Personalmente, leggendo mi sono sentita quasi sua confidente, la sua amica invisibile, quella che osserva e trattiene il fiato a ogni scelta rischiosa.

La scrittura di Aine è travolgente e magnetica: poetica quando racconta i sogni, tagliente quando descrive i tormenti, sincera fino a far male quando mette a nudo le fragilità. Ogni parola sembra studiata per colpire il cuore e non lascia mai indifferenti.

L’incanto degli incontri non è solo un thriller psicologico e nemmeno solo una storia d’amore: è un romanzo che parla di identità, di resilienza, di catene interiori che ci tengono legati al passato e della necessità di spezzarle.

È un libro che lascia addosso un senso di vertigine e insieme di forza, un turbinio di emozioni che continuano a risuonare anche dopo l’ultima pagina. Un romanzo che non si legge: si vive.

Chain. L'incanto degli incontri di Aine è disponibile sul sito di Il nido editore e nelle principali librerie.

mercoledì 27 agosto 2025

recensione di “La leggenda dei tre Compagni e del Figlio della Luna” di Andrea Ventura

 La leggenda dei Tre compagni e del figlio della Luna di Andrea Ventura


Questo libro mi è stato gentilmente inviato da il Nido per una recensione.

C’è qualcosa di profondamente evocativo in La leggenda dei tre Compagni e del Figlio della Luna, romanzo fantasy di Andrea Ventura. Fin dalle prime pagine, la storia porta il lettore in un viaggio che ha il sapore delle fiabe e l’intensità delle grandi avventure.

La vicenda prende il via da un incontro improbabile: Sir Edward, un cavaliere disertore; Thomas, un ladro ricercato; Gerald, un brigante dalla forza colossale. Tre uomini ai margini, tre personaggi che in altri racconti sarebbero rimasti sullo sfondo, relegati al ruolo di “comparse negative”. Invece qui diventano i protagonisti.

La loro fuga viene interrotta da un’apparizione inattesa: un ragazzino pallido, capriccioso, misterioso, che sostiene di essere il figlio della Luna, precipitato sulla Terra senza sapere perché. È da questo incontro che nasce l’avventura: aiutare il ragazzo a tornare a casa, sfidando guerre, malattie, popoli sotterranei e regni invisibili assetati di potere.

Eppure, al di là dei luoghi e dei pericoli, il viaggio è soprattutto interiore. Ciascun personaggio porta con sé ferite, dubbi, desideri: il cammino diventa occasione per guardarsi dentro, cambiare, crescere. Non è un caso che la narrazione sia scandita dalle fasi lunari: la Luna diventa una presenza costante, simbolica, che illumina e accompagna, come se seguisse non solo il ragazzino ma anche i tre compagni nelle loro trasformazioni.

Mentre leggevo, più di una volta ho pensato a Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry. Non tanto per la trama, che qui è molto più movimentata e ricca di azione, quanto per la sensazione che trasmette: quella delicatezza capace di parlare in profondità, al cuore più che alla logica. C’è lo stesso senso di meraviglia, lo stesso invito a fermarsi e a riflettere dietro la facciata dell’avventura.

La differenza è che qui non c’è solo poesia, ma anche conflitto, tensione, colpi di scena. Le atmosfere si tingono spesso di tinte oscure: febbre, battaglie, intrighi e violenza non mancano, eppure non soffocano mai la magia.

È interessante vedere come Ventura sappia mescolare linguaggi diversi: la sua scrittura non ha paura di osare, di alternare momenti intensi e drammatici a passaggi più lirici, quasi sospesi, dove la Luna diventa voce e simbolo.

La leggenda dei tre Compagni e del Figlio della Luna è un romanzo che cammina sul filo sottile tra bene e male, un fantasy che ha il respiro della fiaba e il battito dell’azione, e che invita a non smettere mai di cercare la luce, anche nelle notti più buie, proprio come fa la Luna.

La leggenda dei tre Compagni e del Figlio della Luna di Andrea Ventura è disponibile sul sito di Il nido Editore e nelle principali librerie.


Recensione “La scatola di latta” di Silvana da Roit

    La scatola di latta di Silvana da Roit «Non c’è stato verso di dormire questa notte, la  notte della mia rinascita. La notte in cui ho ...