sabato 11 aprile 2026

Recensione di "Chi viene e chi va" di Aeden Russo

  Chi viene e chi va di Aeden Russo


«Non ho smesso

di chiedere al cielo

di darmi ancora un po'

di te nel mio futuro.»

Leggere “Chi viene e chi va” di Aeden Russo è stata un’esperienza che mi ha lasciato senza parole. Fin dalle prime poesie ho percepito una sincerità rara, una capacità di mettersi a nudo e di raccontare la vita con le sue luci e le sue ombre senza filtri. Non si tratta solo di versi su carta: è un viaggio emotivo che mi ha fatto riflettere sulle persone che entrano e escono dalla nostra vita, sugli affetti che restano e su quelli che ci cambiano, anche quando se ne vanno.

Aeden Russo, noto come Asayuna, classe 2001, artista napoletano con una formazione in Grafica d’Arte e Multimedia, mette in questo libro tutta la sua sensibilità visiva e poetica. Ciò che rende questa raccolta davvero unica è la fusione tra parole e immagini: le illustrazioni, realizzate dallo stesso autore, non si limitano a accompagnare i testi, ma li amplificano, trasformandoli in piccoli mondi visivi dove il lettore può immergersi completamente. Ogni pagina è una combinazione armoniosa di linee, colori e composizione che dialoga con i versi, creando un’esperienza di lettura intensa e coinvolgente.

La raccolta include componimenti scritti tra il 2019 e il 2022 e segue una struttura in sette sezioni: prologo, inizio, perdita, divario, scoperta, accettazione, epilogo che guidano il lettore attraverso un percorso emotivo coerente e intenso. Dal prologo, che apre il libro con un senso di attesa e curiosità, all’epilogo, che lascia con una sensazione di quiete e riflessione, ogni sezione racconta un frammento della vita dell’autore e, in maniera sorprendentemente universale, anche della nostra. Ci si ritrova a riconoscere nelle sue parole emozioni familiari: il dolore della perdita, la confusione dei cambiamenti, la delicatezza dei legami che rimangono.

Il titolo stesso, Chi viene e chi va, sintetizza perfettamente il tema centrale dell’opera: il flusso costante di persone, affetti e momenti che entrano ed escono dalla nostra vita, lasciando dietro di sé ricordi e tracce che ci definiscono. Leggendo, ho avuto spesso la sensazione di osservare la mia stessa vita riflessa nei versi: alcune poesie mi hanno fatto sorridere per la loro verità immediata, altre mi hanno commosso fino a stringermi lo stomaco, e in tutte ho percepito la profondità dell’esperienza vissuta dall’autore.

Uno degli aspetti che più mi ha affascinato è la sincerità dei versi. Russo non cerca mai di impressionare con artifici o retorica: ogni parola è scelta con cura per arrivare diretta al lettore, senza mediazioni. È come se ti parlasse in confidenza, come se condividesse un diario personale, lasciandoti entrare nei suoi pensieri più intimi. Questa autenticità rende la lettura molto intensa: ci si sente vicini all’autore, si percepisce il suo respiro, il ritmo dei suoi pensieri, il peso delle sue emozioni.

A rendere l’esperienza ancora più sorprendente è l’espansione digitale in realtà aumentata. Vedere i componimenti prendere vita in animazioni 3D è un’esperienza sorprendente e immersiva: ogni poesia diventa un piccolo racconto visivo che completa e arricchisce il testo scritto, trasformando la lettura in un’esperienza multisensoriale. Non si tratta di un semplice gadget tecnologico, ma di un’estensione naturale della visione artistica di Russo, che unisce il mondo della parola e dell’immagine in un dialogo continuo e coerente.

Le illustrazioni presenti in tutto il volume meritano una menzione speciale. Non sono semplici ornamenti, ma veri e propri strumenti narrativi. Ogni disegno accompagna e interpreta i versi, creando una sinergia tra testo e immagine che amplifica l’impatto emotivo della lettura. È raro trovare una raccolta poetica che sappia fondere con così tanta naturalezza due linguaggi così diversi, e Russo lo fa con una sensibilità sorprendente, dimostrando non solo il suo talento artistico, ma anche la sua profonda comprensione delle emozioni umane.

In definitiva, Chi viene e chi va è molto più di un libro di poesie: è un’esperienza emotiva completa, capace di far riflettere, emozionare e sorprendere. È una raccolta che parla di vita reale, di relazioni complesse, di perdite, di scoperte e di accettazione, e lo fa con una sincerità e una delicatezza che raramente si incontrano nella poesia contemporanea. Leggendolo, mi sono trovato a riconoscere me stesso in molte delle sue poesie, e allo stesso tempo a scoprire nuove prospettive sulla vita, sul valore dei ricordi e sull’importanza di chi sceglie di restare.

Per chi cerca una poesia contemporanea che sia autentica, intensa e capace di dialogare con più linguaggi, Chi viene e chi va è una lettura imprescindibile. È un libro che lascia il segno, che resta con te anche dopo averlo chiuso, e che dimostra quanto la poesia possa essere al tempo stesso personale e universale, visiva e narrativa, fragile e potente.


lunedì 13 ottobre 2025

Recensione “La scatola di latta” di Silvana da Roit

  La scatola di latta di Silvana da Roit



«Non c’è stato verso di dormire questa notte, la 

notte della mia rinascita. La notte in cui ho salutato e lasciato andare tutti.»

Aprire La scatola di latta di Silvana Da Roit è come scoprire un tesoro nascosto tra le pieghe della memoria e delle emozioni. La scrittura dell’autrice possiede una leggerezza elegante che cattura subito il lettore, trasportandolo in un mondo in cui i ricordi, i sentimenti e le riflessioni più intime prendono vita con naturalezza.

Leggere le sue pagine significa accompagnare Elisa in un viaggio dentro se stessa, tra gioie e paure, tra passato e presente, tra ciò che si vorrebbe comprendere e ciò che invece resiste a ogni spiegazione.

Elisa è appena diventata madre, e la nascita della piccola Anja apre un nuovo capitolo della sua vita, fatto di responsabilità, dubbi e desideri. La maternità, così celebrata dalla società, si mostra invece nella sua complessità più autentica: un mix di meraviglia, insicurezze e interrogativi che spingono Elisa a rifugiarsi nel piccolo paese montano della sua infanzia. Qui, tra strade conosciute e paesaggi familiari, inizia un percorso di introspezione e confronto con sé stessa, con il matrimonio in crisi e con il rapporto tormentato con la madre.

Silvana Da Roit ci accompagna con delicatezza e profondità lungo questo cammino interiore, alternando momenti di dolcezza a istanti di tensione emotiva. Le memorie della protagonista emergono con naturalezza, e ogni parola sembra scelta con cura per restituire al lettore non solo la storia, ma anche il respiro e la vibrazione dei sentimenti di Elisa. Gli incontri con nuove persone, i legami da ridefinire e le verità ingombranti che si rivelano sono parte di un viaggio doloroso ma necessario, che conduce alla scoperta di sé e alla costruzione di un nuovo equilibrio.

Il romanzo raggiunge il suo culmine in un colpo di scena inatteso, capace di sorprendere anche chi crede di aver compreso ogni sfumatura della trama. Questo elemento finale non è solo un gesto narrativo: è un invito a ricordare che la vita è imprevedibile, e che ogni esperienza, anche quella più delicata, può contenere verità nascoste e sorprese inaspettate.

La scatola di latta è dunque molto più di una storia di maternità o di conflitti familiari. È un’esplorazione dell’animo umano, un delicato equilibrio tra fragilità e forza, tra ricordi dolorosi e gioie inattese. Le parole di Silvana Da Roit restano sospese nell’aria, leggere ma incisive, capaci di tornare alla mente ogni volta che si desidera rivivere le emozioni custodite in questo piccolo scrigno letterario.

In chiusura, rileggere le pagine di La scatola di latta è come richiudere idealmente il coperchio di una scatola preziosa: ci si porta a casa qualcosa di intimo, di emozionante, qualcosa che rimane a lungo dentro di noi, pronto a riaffiorare ogni volta che lo si desidera.

La scatola di latta di Silvana da Roit è disponibile nelle principali librerie online e su Amazon


sabato 6 settembre 2025

Recensione di “Racconti popolari giapponesi” di Adriana Lisboa

  Racconti popolari giapponesi di Adriana Libsoa


Questo libro mi è stato gentilmente inviato da Graphe.it Edizioni per una recensione.

Ci sono libri che, pur nella loro apparente semplicità, riescono a condurre il lettore in un viaggio sorprendente, sospeso tra realtà e leggenda. Racconti popolari giapponesi di Adriana Lisboa appartiene a questa categoria: un piccolo volume che custodisce sei storie della tradizione nipponica, reinterpretate con delicatezza dall’autrice brasiliana.

Il libro nasce dall’incontro personale di Lisboa con il Giappone, un Paese che ha visitato e che l’ha profondamente colpita per il suo intreccio di spiritualità, estetica e quotidianità. È proprio questo sguardo di meraviglia che ritroviamo nella raccolta, dove le fiabe popolari si fanno ponti tra culture diverse, capace di parlare sia a chi conosce il folklore nipponico sia a chi vi si accosta per la prima volta.

Le sei storie presentate – la tartaruga marina, il cappello di bambù, la dama della neve, la teiera magica, la gru e il bambino-pesca – evocano immediatamente scenari incantati. Sono racconti brevi, dal ritmo lento e cadenzato, che ci riportano alla dimensione orale, a quelle narrazioni tramandate attorno al fuoco o in famiglia, pensate per insegnare senza prediche, per stupire senza artifici. In ognuno di essi troviamo un messaggio universale: l’importanza di aiutare il prossimo, di rispettare la natura, di vivere con gratitudine e semplicità.

Non c’è spazio per descrizioni minuziose o per analisi psicologiche: Lisboa sceglie la via della sobrietà, della parola essenziale, proprio come accade nelle fiabe popolari, dove conta più la morale che il dettaglio. Il risultato è un testo che, pur breve, lascia nel lettore una sensazione di completezza e un senso di quiete, come dopo una passeggiata in un giardino zen.

Oltre al valore letterario, questo libro porta con sé anche un significato storico: fu pubblicato nel 2008 in occasione del centenario dell’immigrazione giapponese in Brasile, a testimonianza del legame profondo tra i due Paesi. Non è un caso che proprio una scrittrice brasiliana abbia deciso di farsi tramite di queste storie, sottolineando ancora una volta come la letteratura sia capace di oltrepassare confini geografici e culturali.

Adriana Lisboa, del resto, è una voce tra le più riconosciute della letteratura brasiliana contemporanea. Nata a Rio de Janeiro nel 1970, ha avuto una vita ricca di esperienze artistiche: dagli studi in musica e la carriera come cantante jazz, fino al successo come romanziera e poetessa, vincitrice del prestigioso Premio José Saramago. La sua scrittura, raffinata ma accessibile, riflette sempre un’apertura verso il mondo, un dialogo tra culture che si ritrova pienamente in Racconti popolari giapponesi.

A rendere ancora più preziosa la lettura è il glossario finale, che raccoglie i termini propri della tradizione giapponese. Non è solo un supporto linguistico, ma un invito a conoscere più da vicino una cultura che, sebbene distante, sa parlare anche a noi occidentali con temi universali: la fragilità della vita, la forza della solidarietà, il rispetto per ciò che ci circonda.

In definitiva, Racconti popolari giapponesi è un piccolo gioiello da assaporare lentamente, adatto a chi ama le fiabe, a chi è incuriosito dall’Oriente o semplicemente a chi cerca una lettura che, nella sua brevità, sappia lasciare tracce profonde. È un libro che ricorda quanto le storie, indipendentemente da dove nascono, abbiano il potere di unire, insegnare e incantare.

Racconti popolari giapponesi di Adriana Lisboa è disponibile sul sito di Graphe.it e nelle principali librerie online.


lunedì 1 settembre 2025

Recensione di “Chain. L’incanto degli incontri” di Aine

 Chain. L'incanto degli incontri di Aine


Questo libro mi è stato gentilmente inviato da il Nido per una recensione.

L’incanto degli incontri è uno di quei rari romanzi che ti fanno dimenticare di avere tra le mani un semplice libro: sembra piuttosto di leggere nel diario segreto di un’amica, di spiare conversazioni private, di ricevere messaggi che non sono destinati solo a Matilde, la protagonista, ma anche a te, lettore.

Aine – voce ribelle e magica autrice – costruisce un intreccio che si muove con eleganza tra thriller psicologico e romanzo d’amore, senza rinunciare a momenti di pura introspezione. Ogni pagina pulsa di passione, follia e vulnerabilità.

La vicenda ruota intorno a Matilde, giovane donna che ha alle spalle un passato ingombrante: una famiglia iperprotettiva, un amore adolescenziale spezzato, una relazione tossica che le ha lasciato ferite profonde. Nonostante ciò, è riuscita con fatica e dedizione a farsi strada nel mondo della moda, conquistando obiettivi e responsabilità che dovrebbero rassicurarla. Ma il destino irrompe nella sua vita con le sembianze di Thomas, uomo enigmatico e seducente, tanto affascinante quanto indecifrabile.

L’incontro tra i due non è soltanto passione e attrazione: è un vortice che scombina equilibri, strappa certezze. Matilde si ritrova intrappolata in una rete sottile e soffocante di ricatti, falsità e tormenti, mentre il passato della madre sembra tornare a ghermirla, come una maledizione che si ripete.

Ciò che rende questo romanzo unico è il modo in cui la storia viene narrata: non solo capitoli e descrizioni, ma anche lettere scritte a mano, pensieri corsivi, messaggi SMS che appaiono come intrusioni nella vita della protagonista e, di riflesso, nella nostra. È impossibile non sentirsi coinvolti, come se stessimo vivendo in tempo reale le stesse emozioni di Matilde: la paura, il desiderio, l’incertezza, il coraggio. Personalmente, leggendo mi sono sentita quasi sua confidente, la sua amica invisibile, quella che osserva e trattiene il fiato a ogni scelta rischiosa.

La scrittura di Aine è travolgente e magnetica: poetica quando racconta i sogni, tagliente quando descrive i tormenti, sincera fino a far male quando mette a nudo le fragilità. Ogni parola sembra studiata per colpire il cuore e non lascia mai indifferenti.

L’incanto degli incontri non è solo un thriller psicologico e nemmeno solo una storia d’amore: è un romanzo che parla di identità, di resilienza, di catene interiori che ci tengono legati al passato e della necessità di spezzarle.

È un libro che lascia addosso un senso di vertigine e insieme di forza, un turbinio di emozioni che continuano a risuonare anche dopo l’ultima pagina. Un romanzo che non si legge: si vive.

Chain. L'incanto degli incontri di Aine è disponibile sul sito di Il nido editore e nelle principali librerie.

Recensione di "Chi viene e chi va" di Aeden Russo

    Chi viene e chi va di Aeden Russo « Non ho smesso di chiedere al cielo di darmi ancora un po' di te nel mio futuro. » Leggere “Chi...